Κυριακή, 21 Ιουνίου 2009

ITALY - FIRST TOPIC: ANCIENT ROME - CHILDRENS' TOYS AND FOOD




ANCIENT ROMAN TOYS
Ancient Roman toys were as wide and varied as Roman childrens' own imagination. Also, as is to be expected, many toys mimicked real-life grown up situations which the children would one day find themselves actually living; for example dolls for girls or wooden swords and horses for boys.
The toys available would also depend from the child's own social rank in Roman society and time available. Children born into slavery may well find themselves working in the fields or helping in the household at a very early age.
Common toys, games and passtimes would include:
• Ball games: Pilae. There are frescoes of children playing ball, as well as adults playing some sort of hand ball
• Hoop and stick - Trochus
• Wooden, wax or terracotta dolls
• Wooden military apparel such as swords, shields and horses.
• Board games such as Latrunculi or Reges, Latrunculi was not dissimilar to our modern Chess or Draughts. The pieces used by the Romans were called "Calculi" or "Latrunculi" stemming from the old Latin word "Latrus" which meant "servant" or "soldier". These Latrunculi were generally made of materials such as wax, glass, wood or stone.
• Pets. Dogs are often shown as pets in both frescos and tomb stones of children. Other animals could also be pets, for example birds or farm animals such as ducks.
Team games were also well known, possibly involving a ball or mock battles.

FOOD IN ANCIENT ROME
Food in ancient Rome gained increasing social importance within ancient Roman homes, particularly amongst the rich and Patrician aristocracy.
During the days of the early Republic the food was as simple and austere as the Roman people and their houses. Meat was not eaten often and the diet was generally based on vegetables and agricultural produce such as onions, peas and wheat. As Cato informs us, vegetables should be eaten with vinegar when raw and with olive oil when cooked.
Leguminous foods ("legumina") were particularly frequent and even loved, especially when they were mixed with cereals ("frumenta") and boiled into something like Italian polenta. It was cooked in a pot hanging over the fire and could be rendered a little more interesting by adding lard, cheese, vegetables or possibly meat. There are records of legions complaining because they had had to rely on rations of meat rather than their beloved dish of "Puls" or "Polenta".
The earliest wheat used for bread was still of the wild, unselected variety known as "far”. The Potatoes, Wheat and Corn from the Americas weren't known yet! This bread had traditional meanings so much so that it was used as part of the marriage ceremonies. The bride and groom would both eat a piece of this unleavened bread previously prepared by the bride for the occasion. In fact the simple foods of antiquity came to be directly associated with the good austere traditions of early Rome.

One of the most popular eater's mottoes which made it down to us was attributed to Cicero. He happened to live just about the time that Rome really began to get rich on an international scale:
"Esse oportet ut vivas, non vivere ut edas"
“Eat in order to live, don't live in order to eat.”
The writer Petronius agreed with him in his "Satyricon":
"Oportet etiam inter cenandum philologiam nosse"
“You must know how to use the principles of science even in order to dine.” Modern nutritionists would agree!
In spite of all the good advice, feasts and banqueting were driven to the extreme, not only by gluttony but also by the heavily ingrained class structure, not to mention the politics.

The wealthy Romans of the golden age of the empire forgot the austerity of their forefathers and preferred to laden the table with every sort of delicacy.
The vegetable based meal of the olden days was enriched with fish, fowl, wild boars, pastries and fruits cooked into well elaborate recipes. Favourite sauces included Garum which was made out of fish entrails (Sardines) fermented for a long time under the sun. Dinners of six or more courses were accompanied with wine and water whilst guests would be entertained by dancers, singers and other performers.
The most famous host of ancient Rome was Lucullus.
The love for these feasts grew to such an extent that Roman laws had to be made in order to limit the allowable budgets. Even Julius Caesar put his pen to a similar set of laws (Julia Lex) posing new limits of 300 Sestertii on common feasts and a thousand Sestertii on marriage feasts.















I GIOCATTOLI DELL’ANTICA ROMA

I giocattoli degli antichi romani erano molti e vari quanto lo era l’immaginazione dei bambini romani. Inoltre, come ci si aspetta, molti giochi copiavano le situazioni di vita reale degli adulti che i bambini si sarebbero trovati un giorno a vivere, per esempio bambole per le bimbe, spade e cavalli di legno per i maschi. I giocattoli disponibili dipendevano anche del rango sociale del bambino e dal tempo a disposizione. I bambini nati in schiavitù si ritrovavano a lavorare nei campi e a svolgere faccende domestiche sin dalla tenera età.
Giocattoli, giochi e passatempi comuni includevano :
• Giochi con la palla (pilae):vi sono affreschi di bimbi e adulti che giocano una specie di “pallamano”
• Bastone e cerchio (trachus)
• Bambole di legno, cera o terracotta
• Oggetti militari in legno come spade, scudi e cavalli
• Giochi da tavolo quali “Latruncoli” o “Reges”. Latruncoli è simile ai nostri moderni scacchi. I pezzi usati dai Romani erano chiamati “Calculi” o “Latruncoli”, dalla parola latina “Latrus” che corrisponde a “servo o soldato”. Questi pezzi erano fatti di cera, vetro, legno o pietra.
• Animali. I cani sono sovente raffigurati in affreschi e sulle tombe dei bambini. Altri animali domestici potevano essere uccelli o anatre.
Erano molto conosciuti i giochi di squadra, eseguiti con una palla oppure finte battaglie.






IL CIBO NELL'ANTICA ROMA

Il cibo nell'antica Roma crebbe d'importanza a livello sociale all'interno delle case romane, in particolare tra la ricca aristocrazia patrizia.
Durante il periodo della prima Repubblica il cibo era austero e semplice come lo erano le case e i Romani stessi.
Non si mangiava carne molto sovente e la dieta era a base di verdure di produzione agricola quale cipolle, piselli e grano. Come ci tramanda Catone, la verdura doveva essere consumata con l’aceto se cruda, con olio d'oliva se cotta.
I legumi (legumina) erano amati e frequenti sulla tavola, in particolare uniti ai cereali (frumenta) e bolliti per formare un piatto simile alla “polenta”. Veniva cotta in un paiolo sospeso sul fuoco e insaporita con l'aggiunta di lardo, formaggio, verdura e a volte carne.
Vi sono documenti che riportano che le legioni Romane si lamentassero perché ricevevano razioni di carne invece del loro amato piatto di “puls” o polenta.
Il primo grano utilizzato per il pane era ancora della varietà non selezionata conosciuta come “farro”.
Non si conoscevano ancora patate, grano, mais dall'America!
Questo pane aveva dei significati tradizionali così profondi che veniva utilizzato, per esempio, nelle cerimonie nuziali. La sposa e lo sposo mangiavano un pezzo di pane azzimo preparato in precedenza dalla sposa per l'occasione.
Infatti i cibi semplici dell'antichità venivano direttamente associati alle buone, austere tradizioni della giovane Roma.
Uno dei motti più popolari riguardanti il cibo che ci è giunto è attribuito a Cicerone, che visse quando Roma iniziava ad arricchirsi su scala internazionale: "Esse oportet ut vivas, non vivere ut edas"
"Mangia per vivere, non vivere per mangiare".
Lo scrittore Petronio, nel "Satyricon" concorda con lui:
"Oportet etiam inter cenandum philologiam nosse"
"Devi conoscere i principi della scienza anche per pranzare".
I moderni nutrizionisti sarebbero d'accordo!
Malgrado tutti questi buoni consigli, feste e banchetti giunsero all'accesso, non solo per i golosi, ma anche per le classi ricche e la politica.
Mentre cresceva la ricchezza di Roma, cresceva la pancia dei Romani: basta guardare le statue a riprova! I ricchi romani dell'età d'oro dell'impero dimenticarono l'austerità dei loro antenati e preferirono riempire la tavola con ogni sorta di delicatezza culinaria.
Il pasto a base di verdura venne arricchito con selvaggina, cinghiali, dolci e frutta, il tutto cucinato con ricette elaborate. La salsa preferita era il Garum,fatta di pesce (sardine) fermentato a lungo al sole. Pranzi di 6 o più portate erano accompagnati da vino e acqua mentre gli ospiti erano intrattenuti da danzatori,cantanti e altri artisti. L'anfitrione più famoso era Lucullo. L'amore per queste feste crebbe a tal punto che dovettero essere emanate delle leggi per limitare la spesa relativa a ogni cena.
Anche Giulio Cesare emanò un gruppo di leggi (Julia Lex) che imponeva il limite di 300 sesterzi per le feste comuni e 1000 per i matrimoni.