Κυριακή, 21 Ιουνίου 2009

ITALY - FIRST TOPIC: EDUCATION IN ANCIENT ROME



ROMAN EDUCATION
In the early Roman society, before the 6th century BC, children were taught by their parents. The mothers taught their daughters to do housework and anything else the mothers thought might be useful for their daughters to know. The mothers also taught their sons before the age of seven.
After the age of seven, boys moved under the control of their fathers. The father would decide what his son needed to know in order to succeed in life, and would give his son lessons. Learning by following examples was considered important, so the son accompanied his father on all important occasions. Later in the history, Romans adopted Greek educations principals.
By then, Greek was the international language spoken by many Roman neighbours. From the 2nd century BC a Roman was considered fully educated only if he received the same education as a native Greek in parallel with instructions in Latin.
Only the children from the wealthiest families would receive a fully bi-lingual education. A very young boy or girl from a wealthy family would spend a lot of time with a Greek servant or slave and therefore would learn Greek before Latin. This private tutoring available only to rich people gave the highest result. The child also learned to read and write, again with Greek coming before Latin.
From the 3rd century BC Greek education was available to less privileged children in public schools, where the results were not as impressive. It took several years to teach the children to read. First the alphabet was taught from A to Z then backwards and next from both ends at once. After that, students were taught simple syllables then simple words followed by more difficult words and phrases. This method was borrowed from the Greeks.
The school day began before sunrise, as did all work in Rome. Students brought candles to use until daybreak. There was a rest for lunch and the afternoon siesta, and then back to school until late afternoon. No one knows how long the school year actually was; it probably varied from school to school. However, one thing was uniform - the school began each year on the 24th of March.
In early Roman days, a Roman boy's education took place at home. If his father could read and write, he taught his son to do the same. The father instructed his sons in Roman law, history, customs, and physical training, to prepare for war. Reverence for the gods, respect for law, obedience to authority, and truthfulness were the most important lessons to be taught.


Girls were taught by their mother, learning to spin, weave, and sew. The mother taught them what was considered important for them to know. Daughters didn’t receive the same instruction as sons, since thay couldn’t take part in public life
About 200 BC, the Romans borrowed some of the ancient Greek system of education. Although they did not add many subjects, they did begin sending their boys, and some of their girls, with their father's permission, to school, outside their home, at age 6 or 7.
The children studied reading, writing, and counting. They read scrolls and books. They wrote on boards covered with wax, and used pebbles to do math problems. They were taught Roman numerals, and recited lessons they had memorized.
At age 12 or 13, the boys of the upper classes attended "grammar" school, where they studied Latin, Greek, grammar, and literature. At age 16, some boys went on to study public speaking at the rhetoric school, to prepare for a life as an orator. Poor children couldn't attend as the schools were not free. Children, educated outside of the home, were sent to the house of a tutor, who would group-tutor. Children, educated in the home, were taught by intelligent and gifted slaves. Children, in poorer homes, did not have slaves to teach them. They were taught by their parents at home.



LA SCUOLA A ROMA


Nella prima società romana, prima del 6° sec Ac, i bambini venivano istruiti dai loro genitori. Le madri insegnavano dalle figlie i lavori di casa e tutto ciò che ritenevano potesse essere loro utile. Le madri istruivano anche i figli maschi sino all’età di 7 anni.

Dopo i 7 anni, i ragazzi passavo sotto il controllo del padre. Il padre decideva cosa il figlio dovesse sapere per aver successo nella vita e gli impartiva lezioni. Apprendere seguendo l’esempio era considerato fondamentalmente, quindi il figlio accompagnava il padre, in tutte le occasioni importanti. Più tardi, i Romani adottarono i principi educativi greci.

All’epoca il greco era la lingua internazionale parlata da molti popoli confinanti con i romani.
Dal 2° sec AC un romano era considerato veramente istruito soltanto se aveva ricevuto gli stessi insegnamenti di un greco, oltre all’istruzione in latino.

Solo i bambini della famiglie più ricche ricevevano un’educazione bilingue. Un bimbo o una bimba di famiglia abbiente trascorreva molto tempo con un servo o uno schiavo greco e quindi imparava il greco primo ancora del latino.
Questo insegnamento privato disponibile solo ai ricchi offriva risultati eccellenti. Il bambino imparava inoltre a leggere e a scrivere, nuovamente prima in greco poi in latino.
Dal 3°secolo AC venne introdotto l’insegnamento del greco nella scuole pubbliche anche per i ragazzi meno abbienti, ma i risultati non furono così positivi. Erano necessari molti anni di scuola per insegnare ai bambini a leggere. Per primo veniva insegnato l’alfabeto da A a Z poi al contrario (da Z a A). Quindi s’ insegnavano semplici sillabe, poi parole semplici .Questo metodo era stato preso in prestito dai Greci.

La giornata scolastica iniziava prima dell’alba , come ogni altro lavoro a Roma. Gli studenti portavano delle candele che utilizzavano sino all’arrivo della luce del giorno. Vi era una pausa per pranzo e un sonnellino pomeridiano e poi nuovamente a scuola sino al tardo pomeriggio. Non sappiamo quanto durasse l’anno scolastico probabilmente variava da scuola a scuola. Comunque una cosa era uguale per tutti : ogni anno la scuola iniziava il 24 marzo.

Nell’antica Roma, l’istruzione di un bambino avveniva a casa. Se il padre sapeva leggere e scrivere, insegnava queste capacità al figlio. Il padre istruiva i figli sulla legge romana, la storia, gli usi e l’attività fisica per prepararli alla guerra. Le lezioni più importanti comprendevano l’adorazione degli dei, il rispetto della legge, l’obbedienza all’autorità e l’onestà.

Le madri avevano quindi responsabilità di insegnare ciò che conoscevano alle figlie della famiglia. Alle ragazze si insegnava a filare, tessere e cucire. Poiché non potevano prendere parte alla vita pubblica non si riteneva necessario che ricevessero la stessa educazione dei maschi.

Verso il 200 AC , i romani copiarono parte del sistema educativo dei greci. Sebbene non abbiano raggiunto molte materie , iniziarono a mandare i loro figli e alcune figlie , con il permesso del padre , a scuola , fuori casa , all’età di 6 - 7 anni.

I bambini imparavano a leggere, scrivere e far di conto. Leggevano pergamene e libri . Scrivevano su tavolette coperte di cera , usavano ciottoli per svolgere problemi di matematica. Imparavano le cifre romane e recitavano a memoria le rime apprese.

All’età di 12-13 anni , i ragazzi delle classi ricche frequentavano delle scuole “superiori di grammatica” dove studiavano latino, greco, grammatica e letteratura. All’età di 16 anni, alcuni ragazzi continuavano gli studi nelle scuole di retorica , per prepararsi al futuro di oratore. Poiché le scuole erano gratuite, i bambini poveri non potevano frequentarle ; i bambini educati fuori casa erano inviati a casa dell’insegnante che formava un gruppo . I bambini educati in casa ricevevano l’insegnamento di schiavi intelligenti e culturalmente dotati. I bambini nelle case più povere non avevano schiavi che potessero istruirli. I bambini schiavi non ricevevano istruzione diversa da quella necessaria per svolgere il lavoro a cui erano destinati per i loro padroni romani.