Κυριακή, 21 Ιουνίου 2009

ITALY - FIRST TOPIC: SLAVERY IN ANCIENT ROME



Slavery in ancient Rome


The institution of slavery in ancient Rome reduced those held to a condition of less than persons under their legal system. Stripped of many rights, including the ability to marry, slaves were the property of their owners. Over time, the rights of slaves increased, to include the ability to file grievances against a master. It is estimated that over 25% of the population of Ancient Rome was enslaved.
Origins
Most slaves in ancient Rome were acquired through warfare, with Roman armies bringing captives back as part of the reward of war. Turning defeated soldiers into slaves brought much income, and could also serve as an alternative to imprisoning or killing them. In addition, people could sell their children into slavery and creditors could claim insolvent debtors as slaves..
The first century Greek rhetorician and historian Dionysius of Halicarnassus indicates that the Roman institution of slavery began with Romulus giving Roman fathers the right to sell their own children into slavery, and kept growing with the expansion of the Roman state. Slave ownership was most widespread throughout the Roman citizenry from the second Punic War (218 to 201 BC) through the fourth century AD. The Greek historian Strabo (63/64 BC – ca. AD 24) records that Delos in the eastern Mediterranean was made a free port in 166 BC and became one of the main market venues for slaves. Multitudes of slaves who found their way to Italy were purchased by wealthy landowners in need of large numbers of slaves to labor on their estates.
Sale of slaves
The sale of slaves was primarily done by wholesale dealers who followed the Roman armies. Slavers are recorded to have once come away with no less than 53,000 people, the entire population of a district Julius Caesar had captured in Gaul, which he sold on the spot. An official known as an aediles would oversee sales, which would be done in a public auction or sometimes in shops, though more private sales might take place for more valuable slaves. Sometimes slaves stood on revolving stands, and around each slave for sale hung a type of plaque describing his origin, health, character, intelligence, education and other information pertinent to purchasers. Prices varied with age and quality, with highly valuable slaves fetching prices equivalent to thousands of today's euro. The dealer was required to take a slave back within six months if the slave had defects that were not manifest at the sale. Slaves to be sold with no guarantee were made to wear a cap at the auction. Besides the selling of children by parents into slavery, another legal means of sourcing was the offspring of the unions between slaves, the marriage of which was not recognized, and their children (called 'vernae') were owned by the first master.

Emancipation
Freed slaves were called liberti, and formed a separate class in Roman society at all period. The number of liberti was not large, but Rome needed to demonstrate at times the great frank spirit of this civitas, so the freed slaves were made famous, as hopeful examples.In addition, the master of the house might have children by his slaves. Such children could be well educated and freed when they became adults.
Slaves were freed for a variety of reasons, ranging from a particularly good deed toward his/her master, or as a sign of friendship or respect. Sometimes, slaves who had enough money could buy their freedom and the freedom of a fellow slave, frequently a spouse, or as a result of the master's death by a statement in his-or-her will. Former slaves enjoyed few of the privileges of a true Roman citizen. He could not be a candidate in public elections and could not rise to a high rank in the Roman military. The children of former slaves enjoyed the full privileges of Roman citizenship without restrictions. The Latin poet Horace was the son of a freedman.



La schiavitù nell'antica Roma

L'istituzione della schiavitù nella Roma antica ridusse gli schiavi ad una condizione diversa a quella di “persona”, nel sistema legale romano. Depredati di molti diritti, tra cui la possibilità di sposarsi, gli schiavi erano di proprietà dei rispettivi proprietari. Nel corso del tempo, i diritti degli schiavi crebbero fino a includere la possibilità di denunciare il proprio proprietario. Si stima che oltre il 25% della popolazione dell’antica Roma fosse ridotta in schiavitù.


Origini

La maggior parte degli schiavi nell’antica Roma venivano acquisiti attraverso la guerra, poiché gli eserciti romani riportavano in patria i prigionieri come bottino di guerra. Trasformare i soldati sconfitti in schiavi significava ricavarne un alto guadagno, ed era un'alternativa al loro imprigionamento o uccisione.
Oltre a questa fonte di approvvigionamento, si potevano vendere i propri figli trasformandoli in schiavi e i creditori potevano tramutare in schiavi i propri debitori insolventi.
Il retorico e storico greco Dionigi di Alicarnasso segnala che l'istituzione della schiavitù romana iniziò con Romolo dando ai padri romani il diritto di vendere i propri figli come schiavi, e che questa istituzione crebbe con l'espandersi dell’impero romano. Il possesso di schiavi era molto diffuso nella società romana a partire dalla seconda guerra punica (218 al 201 AC), sino al quarto secolo DC. Lo storico greco Strabo (63/64 AC - ca. DC 24) riporta che Delos, nel Mediterraneo orientale, venne dichiarato porto franco nel 166 AC e divenne uno dei principali mercati per gli schiavi. Moltitudini di schiavi, che trovarono la loro strada per l’Italia, furono acquistati da ricchi proprietari terrieri che necessitavano di manodopera (quindi di un gran numero di schiavi) per coltivare le loro tenute.

La vendita degli schiavi

La vendita di schiavi avveniva principalmente da “grossisti” che seguivano l'esercito romano. Si riporta che una volta i venditori di schiavi portarono via non meno di 53.000 persone, l'intera popolazione di un quartiere che Giulio Cesare aveva catturato in Gallia e che aveva venduto direttamente sul posto. Un ufficiale sovrintendeva le vendite, che avvenivano con un’asta pubblica o all’interno di negozi, malgrado vi fossero anche vendite private per schiavi di maggior valore. Talora gli schiavi stavano in piedi su tavole rotanti e ad ogni schiavo veniva applicata una targa che riportava la sua origine, salute, carattere, intelligenza, istruzione e altre informazioni importanti per l'acquirente. I prezzi variavano con l'età e la qualità, e gli schiavi di valore potevano raggiungere migliaia degli euro di oggi. Il venditore doveva riprendersi lo schiavo entro sei mesi se aveva dei difetti non visibili al momento della vendita. Gli schiavi venduti senza alcuna garanzia indossavano un cappuccio al momento dell’asta. Oltre alla vendita dei figli da parte dei genitori, un altro mezzo legale era la vendita dei bambini nati da coppie di schiavi, il cui matrimonio era riconosciuto, e i loro figli (chiamati 'vernae') appartenevano al primo padrone.



L'emancipazione

Gli schiavi liberi erano chiamati liberti, e formarono una classe sociale nella società romana. Il numero di liberti non era grande, ma Roma ogni tanto doveva dimostrare il grande spirito di libertà nella sua civitas, quindi gli schiavi liberati erano resi famosi, quali esempi di speranza per gli altri. Inoltre, il padrone di casa poteva avere figli dalle sue schiave, che potevano essere poi istruiti e liberati una volta adulti.
Gli schiavi potevano essere liberati per molte ragioni diverse, buone azioni in particolare verso il proprio padrone, per segno di amicizia o rispetto. Talora, gli schiavi che possedevano abbastanza denaro potevano acquistare la loro libertà e la libertà di un altro schiavo amico/a, spesso una sposa; o come risultato del testamento dopo la morte del loro padrone. Gli ex-schiavi godevano solo di alcuni dei privilegi di un vero cittadino romano: non potevano candidarsi alle elezioni pubbliche o salire di grado nell’esercito romano. I figli dei liberti godevano dei privilegi della cittadinanza romana, senza restrizioni. Il poeta latino Orazio era figlio di un liberto.